La statua e la lesina

Una novellina popolare racconta come una volta in un paesetto che non si nomina, un Comitato formatosi per regalare la statua di un grande santo alla chiesa parrocchiale, indotto dallo spirito del risparmio e dal sacro sentimento del campanilismo, affidasse l’incarico del lavoro all’unico intagliatore del paese, e gli desse in consegna un magnifico tronco di legno d’ulivo stagionato per l’opera. Il povero untorello si pose con slancio alla bisogna, e taglia di qua modifica di là, secondo il gusto e il piacere dei vari interessati, finì col ridurre il legno ad un giocattolo, e per non gettare proprio al vento la fatica compiuta, utilizzò la materia prima per tornire una lesina.

La statua e la lesina, «Avanti!», Cronache torinesi, 26 settembre 1916.

La storia ritorna nel Quaderno 9, c. 38r: «La prigione è una lima così sottile, che distrugge completamente il pensiero; oppure fa come quel mastro artigiano, al quale era stato consegnato un bel tronco di legno d’olivo stagionato per fare una statua di S. Pietro, e taglia di qua, togli di là, correggi, abbozza, finì col ricavarne un manico di lesina».