Oppressi ed oppressori, a.s., 1910-11
Archivio Antonio Gramsci.
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È davvero maravigliosa la lotta che l’umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, o di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L’uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. Perché pare anche che sia un crudele destino per gli umani, questo istinto che li domina di volersi divorare l’un l’altro, invece di convergere le forze unite per lottare contro la natura e renderla sempre più utile ai bisogni degli uomini. Invece, un popolo quando si sente forte e agguerrito, subito pensa ad aggredire i suoi vicini, per cacciarli ed opprimerli. Perché è chiaro che ogni vincitore vuol distruggere il vinto. Ma l’uomo, che per natura è ipocrita e finto, non dice già: io voglio conquistare per distruggere, ma, io voglio conquistare per incivilire. E tutti gli altri, che lo invidiano, ma aspettano la loro volta per far lo stesso, fingono di crederci e lodano.
Così abbiamo avuto che la civiltà ha tardato di più ad espandersi e a progredire: abbiamo avuto che razze di uomini, nobili e intelligenti, sono state distrutte, o sono in via di spegnersi. L’acquavite e l’oppio che i maestri di civiltà distribuivano loro abbondantemente, hanno compiuto la loro opera deleteria.
Poi un giorno si sparge la voce: uno studente ha ammazzato il governatore inglese delle Indie, oppure: gli Italiani sono stati battuti a Dogali, oppure: i boxers hanno sterminato i missionari europei; e allora la vecchia Europa inorridita, impreca contro i barbari, contro gli incivili, e una nuova crociata viene bandita contro quei popoli infelici.
E badate: i popoli europei hanno avuto i loro oppressori e hanno combattuto lotte sanguinose per liberarsene, ed ora innalzano statue e ricordi marmorei ai loro liberatori, ai loro eroi, e innalzano a religione nazionale il culto dei morti per la patria. Ma non andate a dire agli Italiani che gli Austriaci erano venuti per portarci la civiltà: anche le colonne marmoree protesterebbero. Noi, sì, siamo andati per portare la civiltà; ed infatti ora quei popoli ci sono affezionati e ringraziano il cielo della loro fortuna. Ma si sa: sic nos non vobis.


