Lettera a
Giuseppe Lombardo Radice

[Torino, marzo 1918]

Archivio Antonio Gramsci.

 

Gentile signore,

le unisco un articolo che il mio collaboratore Andrea Viglongo ha scritto per il “Grido del Popolo” sul suo opuscolo Il concetto dell’educazione. Il Viglongo è un giovanetto autodidatta, e ciò le spiegherà qualche contraddizione e imprecisione del suo scritto. Conosco e ammiro l’opera che ella ha svolto per un risanamento spirituale della gioventù italiana; perciò le scrivo, volendola informare del poco lavoro che noi socialisti cerchiamo svolgere qui a Torino, che pure passa in Italia per il regno della bestialità e dell’imbecillità proletaria e disfattista. La sua bontà e gentilezza credo l’abbiano preservato dal contagio di pervertimento che è diventato epidemico: l’avere una concezione differente sul compito che il proletariato socialista deve svolgere durante la guerra non può annullare il rispetto reciproco. A Torino crediamo non basti la predicazione verbale dei principi e delle massime morali che dovranno necessariamente instaurarsi in un avvento della civiltà socialista. Abbiamo cercato di organizzare questa predicazione: di dare esempi nuovi (per l’Italia) di associazionismo. È così sorto da poco un Club di vita morale. Con esso ci proponiamo d’abituare i giovani che aderiscono al movimento politico ed economico socialista alla discussione disinteressata dei problemi etici e sociali. Vogliamo abituarli alla ricerca, alla lettura fatta con disciplina e metodo, all’esposizione semplice e serena delle loro convinzioni. I lavori si svolgono così: io, che ho dovuto accettare il compito di excubitor, perché iniziatore dell’associazione, assegno a un giovane un compito: il suo opuscolo sull’educazione, un capitolo di Cultura e vita morale di B. Croce, dei Problemi educativi e sociali del Salvemini, della Rivoluzione francese o di Cultura e laicità del Salvemini stesso, del Manifesto dei comunisti, una postilla del Croce sulla “Critica” o altro, che però risenta del movimento idealistico attuale. Il giovane legge, fa uno schema, e poi in una seduta espone ai presenti i risultati delle sue ricerche e delle sue riflessioni. Qualcuno dei presenti, se si è preparato, o io stesso, presentiamo obbiezioni, prospettiamo soluzioni diverse, allarghiamo il dominio di un concetto o di un ragionamento. Si apre così una discussione, che si cerca di non chiudere finché tutti i presenti siano stati messi in grado di comprendere e di far propri i risultati più importanti del lavoro comune. Oltre ciò il Club ha nei suoi fini l’accettazione del controllo reciproco sull’attività quotidiana, famigliare, d’officina, civile, di ciascuno. Vogliamo che ciascuno abbia il coraggio e l’energia morale sufficiente per confessarsi pubblicamente, accettando che gli amici lo consiglino e lo controllino: vogliamo creare la fiducia reciproca, una comunione intellettuale e morale di tutti. L’articolo del Viglongo è il risultato di una seduta: il Viglongo ha 17 anni, è impiegato privato, ha compiuto gli studi tecnici inferiori. Nel “Grido” sono apparsi così: una ricerca su Fede e programmi di B. Croce, un’altra sul Nazionalismo sensuale del Croce stesso. Il Viglongo ne sta preparando un’altra sulla Questione meridionale seguendo gli scritti del Salvemini. Sarei molto lieto se ella, che segue con interesse tutte le esperienze nuove pedagogiche, avesse la bontà di scrivermi il suo giudizio sul nostro tentativo, che certo non si afferma e sviluppa senza difficoltà. I giovani sono tutti operai: il socialismo torinese è schiettamente operaio; i pochi giovani universitari sono lontani per obblighi militari. Sebbene siano intelligenti e di buona volontà, bisogna incominciare dalle cose più semplici ed elementari: dal linguaggio stesso. Potrebbe ella aiutarmi con qualche consiglio, tracciandomi un indirizzo che integri e completi i miei propositi? Mostrandomi gli errori in cui posso cadere? Gliene sarei gratissimo, e i miei giovani amici trarrebbero dalle sue parole nuova energia per perseverare ed afforzare la loro volontà.

Coi più distinti ossequi

Antonio Gramsci

corso Siccardi, 12 – Torino