È stato ordinario di Storia dell’educazione presso l’Università di Firenze. Ha pubblicato numerosi studi e volumi in Italia e all’estero relativi alla storia della scuola, dell’amministrazione, delle elaborazioni educative e alla storiografia digitale. È stato membro del Consiglio scientifico di “Histoires et sociétés. Revue européenne d’histoire sociale”, Parigi; è stato nel Consiglio Direttivo della Biblioteca di Documentazione Pedagogica. Si è occupato lungamente della riflessione di Antonio Gramsci. Ha curato il progetto GramsciQdc.
GramsciQdc è un ambiente di lettura con funzioni interattive di navigazione e ricerca dei testi dei Quaderni del carcere.
I trentatré manoscritti di Antonio Gramsci in versione digitale. Sul sito della Fondazione Gramsci è possibile accedere alla riproduzione digitale degli autografi dei quaderni di Antonio Gramsci, conservati nell’Archivio Antonio Gramsci. Antonio Gramsci, deputato e segretario del partito comunista, fu arrestato a Roma l’8 novembre 1926, in flagrante violazione dell’immunità parlamentare. Il 4 giugno 1928 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito con le leggi eccezionali fasciste, lo condannò a oltre 20 anni di reclusione. Già dopo l’arresto, durante il periodo di confino a Ustica e in seguito nel carcere di San Vittore di Milano, manifestò il desiderio di avviare uno studio sistematico su argomenti di carattere storico e letterario, ma il permesso di scrivere gli fu concesso solo nel gennaio del 1929, mentre era detenuto nella casa penale di Turi di Bari (matricola 7047). L’8 febbraio di quell’anno stilò un primo elenco di temi riguardanti la storia italiana, la funzione degli intellettuali, la letteratura popolare e altre “quistioni” filosofiche, storiografiche e politiche. Ai suoi studi e ai suoi appunti accennò frequentemente nelle lettere inviate alla cognata Tatiana Schucht – e attraverso lei all’amico Piero Sraffa – e alla moglie Giulia, che viveva a Mosca con i figli Delio e Giuliano. Sino al 1932 si dedicò anche a traduzioni dal tedesco, dal russo e dall’inglese. Dopo aver annotato e schedato per circa tre anni le riviste e i libri che gli era consentito leggere in carcere, iniziò a riordinare le note in nuovi quaderni da lui definiti “speciali” perché dedicati a un unico argomento (La filosofia di Benedetto Croce, Il Risorgimento italiano, Noterelle sulla politica del Machiavelli, Americanismo e fordismo, ecc.), cancellando le precedenti stesure con lunghi tratti di penna. A causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute, nel novembre 1933 fu trasferito in una clinica a Formia, dove poté riprendere il lavoro solo nella seconda metà del 1934 dedicandosi soprattutto alla compilazione dei quaderni di carattere monografico. Ottenuta la semilibertà nell’ottobre 1934, nell’estate successiva fu ricoverato a Roma nella clinica Quisisana assistito dalla cognata. Morì il 27 aprile 1937, pochi giorni dopo aver riacquistato la libertà, all’età di 46 anni.