Filmografia e documentaristica su Gramsci
a cura di Francesca Caprino
a cura di Francesca Caprino
Con questa rassegna, il gruppo di ricerca INDIRE dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico prosegue il suo impegno nell’approfondimento del rapporto tra grandi intellettuali e educatori e il piccolo e nel grande schermo. Le risorse qui presentate (film e cortometraggi di finzione, di animazione e documentari, interviste, reportage, video-documentazioni di spettacoli teatrali, cinegiornali, opere audiovisive sperimentali) realizzate nell’arco temporale di un secolo, sono il frutto di una ricerca condotta su archivi digitali, articoli scientifici e programmi di eventi dedicati a Gramsci.
Si tratta di una raccolta che non pretende di essere esaustiva, ma con la quale vogliamo offrire strumenti concreti per la didattica, la formazione e la ricerca, mostrando come il cinema, la televisione e la rete hanno rappresentato la persona di Gramsci, indagandone la vicenda storica e contribuendo a costruire, tramandare e sedimentare la sua memoria.
A un primo sguardo uno degli elementi più evidenti è la prevalenza di film documentari o interviste rispetto ai film di finzione.
Nonostante la sua enorme notorietà mondiale — testimoniata dalle decine di traduzioni dei suoi scritti (disponibili in quarantadue lingue) e dalla presenza di numerosi istituti e centri di studio nazionali e internazionali a lui dedicati — le opere di fiction dedicate a Gramsci non sono infatti numerose. I motivi sono molteplici. La figura di Gramsci sembra opporre una resistenza naturale alla narrazione cinematografica tradizionale. Il cinema vive infatti di azione, di movimento e di colpi di scena, mentre una parte significativa della vita di Gramsci, specialmente negli anni dei “Quaderni del carcere”, è incentrata integralmente sul lavoro intellettuale. Dall’arresto nel 1926 fino alla morte nel 1937, il suo spazio fisico è stato ridotto al perimetro di pochi metri quadrati malamente illuminati da una finestra a bocca di lupo. In questo significativo periodo la sua vicenda non si snoda in eventi eclatanti e avventurosi, ma nella resistenza fisica e morale contro il decadimento del corpo e l’isolamento imposto dal regime fascista, intenzionato a silenziarne la voce.
Un’ulteriore difficoltà è data dal fatto che Gramsci non è solo un uomo ma un simbolo, un unicum difficile da trasformare in personaggio senza rischiare l’effetto straniante. Le opere di finzione realizzate hanno avuto il non semplice compito di evitare il ritratto agiografico del “santo laico” oltre a doversi confrontare con scelte narrative e interpretative in grado di accendere polemiche mai sopite su elementi come i rapporti con Togliatti, con il partito comunista italiano, con le politiche sovietiche.
Anche il confronto con la fragilità di Gramsci, dovuta alle patologie contratte da bambino e dal loro aggravamento negli anni della detenzione, ha rappresentato una sfida per gli autori, chiamati a non cadere nel pietismo o in una rimozione che ne cancellasse la dimensione fisica. Vi sono tuttavia opere che provano ad affrontare anche la parte più intima e umana del grande intellettuale come “Nel mondo grande e terribile” di Daniele Maggioni che, partendo dal nucleo delle lettere dal carcere, esplora le contraddizioni umane e i fallimenti affettivi di Gramsci, aspetti talvolta difficili da accettare da parte di chi preferisce l’immagine dell’intellettuale granitico.
Come già evidenziato Gramsci è stato raccontato soprattutto dal documentario. Queste opere hanno dovuto fare i conti con un vuoto documentale, vi è infatti un unico filmato di pochi secondi che ritrae Gramsci in vita mentre nel 1922 partecipa al IV Congresso del Comintern a Mosca. In assenza di materiali video originali, ogni autore ha dovuto muoversi tra il rigore della ricostruzione storica e la necessità di colmare questo vuoto attraverso gli scritti, i materiali iconografici, le interviste a testimoni chiave, l’esplorazione dei luoghi gramsciani come la Sardegna, Torino o le carceri di Turi e Ustica. Storicamente, il contesto di produzione e realizzazione di queste opere è stato sovente quello della propaganda, come dimostrano le opere realizzate da Unitelefilm, o della militanza (si vedano i lavori di Pietro Nelli, Lino Del Fra, Gianni Amico e Giuliano Montaldo). Un ruolo di primo piano nella conservazione e nella realizzazione di queste opere spetta all’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), a cui dobbiamo lavori come “Antonio Gramsci. Antologia audiovisiva” del 1989 e “Gramsci la forma della memoria” del 1997. Quest’ultimo, in particolare, assumendo una visione “meta” analizza come l’intellettuale sia stato rappresentato sullo schermo, spesso privilegiando l’epica di “Ordine Nuovo” o del martirio carcerario a scapito dell’umanità più dolente e della solitudine politica degli ultimi anni. Sono presenti anche alcuni lavori realizzati per la televisione di stato italiana.
Non mancano opere che portano sullo schermo il Gramsci padre e scrittore per l’infanzia, evidenziandone l’afflato pedagogico, come le due versioni animate del racconto “L’albero del riccio” e il lavoro di Latini sulle lettere indirizzate ai figli.
La cinematografia gramsciana non ha mancato di esplorare percorsi alternativi. Alcune opere, come “Gramsci 44”, celebrano l’azione pedagogica durante il confino a Ustica, mentre altre, come “Le pietre di Gramsci”, scavano nei misteri postumi attraverso un’indagine sui suoi scritti. Particolarmente interessanti l’esperimento visivo del documentario “Maremuro” che fa dialogare il pensiero gramsciano con l’arte di Maria Lai e lavori d’avanguardia come “Gramsciategui ou le poesimistes” del videoartista Gianni Toti e “Terra Gamsci” del francese Robert Cahen, che testimoniano come il lascito di Gramsci possa essere tradotto anche in opere visionarie. La rassegna dimostra dunque come Gramsci sia oggetto di continui tentativi di interpretazione volti a recuperare una verità umana e politica che la narrazione ufficiale ha spesso omesso.
Riferimenti
Colacino, M. (2021). Celluloide e martello. Il cinema in Gramsci tra cronache torinesi e Quaderni del carcere. Clionet 5, pp. 197-204.
Landy, M. (2009). Gramsci, in and on media. In Perspectives on Gramsci (pp. 124-135). Routledge.
Regia: n.d. | Genere: ripresa video | Anno: 1922 | Durata: 20’
Brevissimo filmato girato a Mosca nel 1922. Antonio Gramsci è seduto a sinistra, ripreso mentre ascolta un oratore in piedi durante una seduta del IV congresso del Comintern.
Istituto Luce | Genere: cinegiornale | Anno: 1947 | Durata: 47’
Il cinegiornale documenta la storica visita di Palmiro Togliatti in Sardegna, aprendosi con le immagini di Ales dove una processione solenne omaggia Antonio Gramsci esibendone i ritratti. La scena si sposta a Cagliari, in una piazza gremita di folla, dove il segretario del PCI sale sul palco affiancato dall’Alto Commissario per la Sardegna, Pietro Pin. Il servizio culmina con il discorso commemorativo di Togliatti e il suo caloroso saluto finale al popolo sardo.
Regia: Pietro Nelli | Genere: documentario | Anno: 1958 | Durata: 13’
Basato sulle “Lettere dal carcere” e su dati biografici, il documentario, girato dal regista militante Pietro Nelli, già attivo in produzioni di stampo neorealista, rievoca la figura di Antonio Gramsci. La narrazione inizia in un’aula universitaria durante una lezione e prosegue mostrando l’interno del carcere di Turi, dove Gramsci fu recluso dal tribunale speciale. Le immagini ripercorrono la sua vita: dalla Sardegna natale ai cantieri di Torino, dove negli anni Dieci scopre la condizione operaia. Vengono documentati gli anni della Prima guerra mondiale, l’attività a “L’Ordine Nuovo”, le lotte del 1919-20 e l’ascesa del fascismo con la marcia su Roma. Il film illustra il ruolo di Gramsci come dirigente politico internazionale, tra soggiorni a Mosca e riunioni clandestine sui monti del comasco dopo il delitto Matteotti. All’arresto seguono gli anni a Turi, dove nascono i “Quaderni dal carcere” e vengono scritte le lettere che scandiscono il racconto. Il documentario si conclude con il trasferimento nelle cliniche di Formia e Roma, fino alla morte e alla lettura dell’ultima lettera al figlio presso il cimitero.
Regia: Massimo Mida | Genere: reportage | Anno: 1977 | Durata: 25’
Reportage di Massimo Mida che riprende parte dei contenuti di “Sette pittori per Gramsci”, prodotto, come il precedente lavoro, dalla Unitelefilm, documenta le celebrazioni promosse dagli enti locali in Sardegna in occasione del 40° anniversario della morte di Gramsci. Il film si snoda attraverso una cronaca delle principali iniziative commemorative: dal discorso di Enrico Berlinguer a Sassari alla visita alla casa di Ghilarza, oggi centro di documentazione biografica. La narrazione integra preziose testimonianze dirette, come le interviste al giornalista Vittorino Fiori e a Giovanni Lai, compagno di prigionia di Gramsci, affiancandole a espressioni artistiche legate alla figura di questo grande intellettuale come la mostra di Ernesto Treccani dedicata alla vita carceraria e la progettazione della piazza di Ales da parte dell’architetto Giò Pomodoro. In questo luogo l’opera si conclude con un intervento di Pietro Ingrao che riflette sull’eredità del pensiero gramsciano e sul ruolo sociale dell’artista e dell’intellettuale nella contemporaneità.
Regia: Massimo Mida | Genere: documentario | Anno: 1977 | Durata: 11’
Questo documentario, realizzato dalla casa di produzione del PCI, la Unitelefilm, per il 40° anniversario della morte di Gramsci, testimonia l’omaggio artistico reso al pensatore sardo nei suoi luoghi d’origine, tra Ghilarza e Cagliari. Sette grandi nomi dell’arte italiana — tra cui Ernesto Treccani, Aligi Sassu e Giuseppe Migneco — interpretano la figura di Gramsci, traducendo in pittura il legame con la sua terra, la militanza e il dolore della reclusione. Attraverso le inquadrature delle tele esposte e i dettagli della casa-museo di Ghilarza, l’opera esplora come l’arte visiva possa farsi custode della memoria storica. A dare profondità al racconto è la voce di Riccardo Cucciolla, che leggendo frammenti delle “Lettere dal carcere” crea un ponte suggestivo tra la potenza delle immagini e l’immortalità della parola scritta.
Regia: Lino Del Frà | Genere: film (fiction) | Anno: 1977 | Durata: 1h20’
Scritto da Lino Del Fra e da Cecilia Mangini, il film ritrae Antonio Gramsci durante la detenzione a Turi. La narrazione intreccia la vita carceraria — fatta di ore d’aria, lezioni ai detenuti e sofferta ascesi intellettuale — con flashback che rievocano l’infanzia in Sardegna, l’impegno a Torino e la lotta rivoluzionaria. Si tratta di un lavoro di chiara matrice antistalinista, che evidenzia la progressiva emarginazione di Gramsci: le sue posizioni critiche verso il Comintern e i metodi di Stalin lo portano infatti a un duro isolamento da parte dei compagni di partito fedeli all’ortodossia di Togliatti. Il film esplora anche la dimensione più intima di Gramsci, tratteggiandone il rapporto con Giulia e Tatiana Schucht.
Regia: Raffaele Maiello | Genere: serie TV | Anno: 1981 | Durata: 5h20’
Questa serie, diretta da Raffaele Maiello e sceneggiata da Suso Cecchi D’Amico, è stata tratta dalla biografia scritta nel 1966 dal giornalista e politico Giuseppe Fiori.
L’opera ricostruisce con precisione la traiettoria di Gramsci dal 1919 — anno della fondazione de “L’Ordine Nuovo” — fino alla morte nel 1937, attraversando la scissione di Livorno, l’esperienza a Mosca e l’attività parlamentare. Questo lavoro integra la finzione con filmati d’archivio, ancorando la narrazione ai fatti reali del Novecento italiano.
L’interpretazione dell’attore protagonista evita gli accenti eccessivamente celebrativi per restituire una figura profondamente umana. Lo sceneggiato, infatti, concede ampio spazio alla dimensione affettiva e familiare, spesso trascurata dai libri di storia: emerge con forza il complesso rapporto epistolare con la moglie Giulia Schucht e la cognata Tatiana, il dolore lancinante per la lontananza dai figli e la dura lotta contro il decadimento fisico.
Nella parte più drammatica, quella dedicata alla prigionia, il carcere non è solo il luogo della resistenza politica e della stesura dei “Quaderni”, ma lo scenario di un calvario personale dove la lucidità intellettuale deve convivere con la fragilità di un corpo martoriato. Questo approccio rende l’opera intima e “umana” rispetto offrendo allo spettatore la possibilità di comprendere non solo il pensiero, ma anche il sacrificio personale di uno dei massimi intellettuali del secolo scorso.
Regia: Mike Alexander | Genere: reportage TV | Anno: 1987 | Durata: 77’
Questo reportage realizzato nel 1987 per la televisione scozzese esamina la portata del pensiero di Antonio Gramsci. Utilizzando lo strumento della drammatizzazione, l’opera documenta la crescita intellettuale di Gramsci, tracciando un arco temporale che va dalle sue radici sarde alla maturazione avvenuta nel confino e in cella. Un’analisi accurata di come le sue teorie abbiano superato le barriere ideologiche per diventare strumenti di interpretazione della società moderna.
Regia: Gianni Amico, Giorgio Baratta | Genere: intervista | Anno: 1987 | Durata: 51’
Il documentario riporta un’intervista a Battista Santhià, tra i fondatori e dirigenti del PCd’I, realizzata dagli autori per RAI tre. L’intervistato descrive il suo incontro con Gramsci a Torino nel contesto del processo di industrializzazione del nord-ovest. Santhià spiega il pensiero di Gramsci sulla Grande Guerra e sulla Brigata Sassari, per poi soffermarsi sulla nascita dei consigli di fabbrica e sulle occupazioni del 1921. Il racconto prosegue con la scissione di Livorno, la descrizione di Gramsci come uomo e come “capo che sapeva ascoltare”, e la sua partenza da Torino con l’affermarsi del fascismo. Viene ricordato l’ultimo incontro nel carcere di Civitavecchia dopo l’arresto. Il filmato si conclude con un confronto tra il Gramsci del periodo de “L’Ordine Nuovo” e quello dei “Quaderni del carcere”.
Regia: Giulio Latini | Genere: documentario | Anno: 1987 | Durata: n.d.
Il documentario mette in scena attraverso letture, foto e altri documenti storici il rapporto tra Gramsci e i figli Delio e Giuliano durante la sua lunga detenzione. Al centro del racconto troviamo le lettere di Gramsci, affettuose e profonde, in cui parla loro di vita, scuola, politica, storia e del suo desiderio di vederli crescere liberi, nonostante la detenzione.
RISORSA NON DISPONIBILE

Regia: Mari Marten-Bias | Genere: animazione | Anno: 1987 | Durata: 12’
Breve corto di animazione della regista svedese Marten-Bias che mette in scena la famosa lettera scritta da Gramsci al figlio Delio, per il suo settimo compleanno, lettera in cui narra una fiaba ispirata a un episodio della sua infanzia e in cui emerge la tensione pedagogica dell’autore.
Regia: Gianni Amico | Genere: film (documentario) | Anno: 1988 | Durata: 58’
Film documentario prodotto e trasmesso dalla televisione pubblica. Raccoglie numerose testimonianze di amici, compagni di lotta e di prigionia, studiosi, intellettuali, tornando sui luoghi della memoria gramsciana (come il carcere di Turi) e evidenziando l’attualità del suo pensiero nel mondo contemporaneo, dagli immigrati sardi di Wolfsburg agli attivisti cileni e palestinesi.
Regia: Giuliano Montaldo | Genere: intervista | Anno: 1989 | Durata: 18’
In questa videointervista, l’attrice Vera Vergani ricorda con affetto il rapporto di amicizia avuto con Gramsci e Gobetti nella Torino del 1919. Vergani descrive i due intellettuali come giovani “strampalati” e modesti che, ogni sera dopo lo spettacolo, la accompagnavano a piedi in albergo. Gramsci viene tratteggiato nella sua dimensione più umana: un giovane riservato che, insieme a Gobetti, passava ore a chiacchierare d’arte e a ridere, senza mai far pesare la propria statura politica o intellettuale. L’attrice sottolinea la loro straordinaria capacità di ascolto e la tenerezza di quelle passeggiate notturne, ignorando all’epoca la loro futura grandezza e le sofferenze che avrebbero patito. La testimonianza restituisce così un ritratto inedito e quotidiano di Gramsci, visto attraverso gli occhi di una giovane artista che ne apprezzò la profonda umanità ben prima di conoscerne il mito.
Regia: AAMOD | Genere: documentario | Anno: 1989 | Durata: 56’
Realizzata dall’AAMOD, quest’opera costituisce un mosaico documentario che ricostruisce la parabola umana e politica di Antonio Gramsci attraverso materiali d’archivio. Il percorso narrativo si snoda dalle radici sarde e l’infanzia ad Ales fino agli anni torinesi, segnati dall’esperienza dell’Ordine Nuovo e dall’occupazione delle fabbriche. La pellicola documenta i momenti cruciali della storia del PCI, dal Congresso di Livorno all’incontro con Lenin a Mosca, contestualizzandoli nell’ascesa dello squadrismo fascista.
Il nucleo centrale del film analizza il lungo periodo della detenzione: il processo farsa, la vita nella cella di Turi e la resistenza intellettuale culminata nei “Quaderni del carcere”. Il racconto si arricchisce di preziose testimonianze di figure come Camilla Ravera, Giovanni Lay e Vera Vergani, oltre a contributi artistici e animazioni che rievocano il mondo interiore del pensatore. Tra lettere private e analisi storiche, l’antologia culmina con le immagini di una grande manifestazione comunista a Cagliari, che evidenzia il lascito politico di Gramsci.
Regia: Giulio Latini | Genere: film (documentario) | Anno: 1991 | Durata: 31’
Il filmato propone una raccolta di frammenti delle opere maggiori di Antonio Gramsci, interpretati da persone comuni e da un gruppo di lettori, tra cui figurano Giorgio Baratta (fondatore dell’International Gramsci Society), la traduttrice austriaca Johanna Borek, John Cammett (storico statunitense, esperto di studi gramsciani). L’opera è introdotta da Antonio Gramsci jr (figlio di Giuliano, il secondogenito di Gramsci), che legge una delle lettere dal carcere inviata dal pensatore alla moglie. Il resto delle letture, tra cui spicca la lettera ai vertici russi dopo la morte di Lenin, si svolge durante un viaggio su una nave. La narrazione si sviluppa attraverso l’alternanza dei diversi lettori in vari spazi dell’imbarcazione, concludendosi con un’inquadratura collettiva di tutti i partecipanti sul ponte al tramonto.
Regia: Paolo Isaja e Maria Pia Melandri | Genere: documentario | Anno: 1997 | Durata: 54’
“Gramsci, la forma della memoria” non è un tradizionale documentario biografico ma un lavoro che riflette sulle diverse modalità di rappresentazione audiovisiva di Antonio Gramsci. Partendo dall’unico frammento filmato esistente (dieci secondi di filmato muto rinvenuti a Mosca), gli autori analizzano circa trenta opere: dal film classico al cartone animato, dallo sceneggiato televisivo al documentario di propaganda. Attraverso lo smontaggio e il confronto mediale di singole sequenze, il film mette in relazione la fiction con le memorie dei testimoni reali e i materiali d’archivio. Ne emerge un’analisi sulle “forme della memoria” audiovisive prodotte tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta, evidenziando come le diverse produzioni si siano concentrate su alcuni episodi biografici trascurandone altri. L’opera riflette così sulla necessità di conservare l’intero spettro della memoria storica, anche nelle sue espressioni più contrastanti, per comprendere come l’immagine e dunque la memoria di Gramsci sia stata plasmata, trasmessa e in parte omessa nel corso del tempo.
Regia: Alessandro Amaducci, Daniele Gaglianone | Genere: documentario | Anno: 1997 | Durata: 33’
Il documentario si sofferma su Gramsci studente nel periodo trascorso a Torino, dove arriva nell’autunno del 1911, periodo durante il quale matura la sua coscienza politica e viene in contatto con alcuni dei più significativi esponenti della sinistra e del mondo intellettuale.
Regia: Gianni Toti | Genere: video–arte | Anno: 1999 | Durata: n.d.
L’opera, realizzata con immagini digitali e animazione a 3D, unisce al nome di Gramsci quello di Mariátegui (filosofo e politico peruviano), entrambi figure cruciali per il pensiero marxista e la cultura, suggerendo una riflessione sul ruolo dell’intellettuale e dell’artista nella lotta politica. Quest’opera di videoarte, secondo lavoro di una trilogia dedicata alla storia della colonizzazione dell’America Latina, è considerata una delle più rappresentative della visione estetica di Luigi Toti.
Regia: Baratta Giorgio, Bomba Massimiliano, Guadagno Gian Filippo | Genere: intervista | Anno: 2007 | Durata: 27′
Lo storico britannico autore del celebre saggio “Il secolo breve” dedica a Gramsci (“il più grande sardo dell’ultimo secolo”) una lettera aperta (in italiano, lingua che padroneggia con sorprendente padronanza), parlando dei suoi scritti, del suo rapporto con la Sardegna, della contemporaneità e ribadendo l’attualità del pensiero di Gramsci, per Hobsbawn un compagno di lotta e di pensiero.
Regia: Robert Cahen | Genere: cortometraggio | Anno: 2009 | Durata: 7’
Opera del musicista e video-artista francese Cahen, ispirata a una lettera ascritta da Gramsci alla moglie il 18 aprile 1927 dal carcere di San Vittore. Nel testo Gramsci si paragona ai marinai che con l’esploratore Nansen cercano di raggiungere il polo facendosi trascinare dalle correnti artiche.
Regia: Massimiliano Bomba e Gianluca Scarpellino | Genere: film (documentario) | Anno: 2014 | Durata: 16′
Attraverso un montaggio serrato che annulla le distanze temporali, il film di Bomba e Scarpellino mette in scena un “dialogo realmeraviglioso” tra quattro figure chiave della cultura sarda: Maria Lai, Antonio Gramsci, Giuseppe Marotto e Giorgio Baratta. L’opera rilegge il monumento che l’artista di Ulassai dedicò al pensatore come una “fiaba intrecciata”, in cui il rigore etico gramsciano e la leggerezza dei fili di Lai si fondono. Superando ogni isolamento geografico, la Sardegna diviene qui un laboratorio universale dove l’arte e il pensiero politico si connettono. Il documentario trasforma così la memoria storica in un’esperienza visiva attuale, capace di parlare alle nuove generazioni.
RISORSA NON DISPONIBILE

Regia: Paolo Brogi e David Riondino | Genere: film (documentario) | Anno: 2014 | Durata: 32’
Il documentario di Paolo Brogi e David Riondino è ambientato al Cimitero Acattolico di Testaccio che diviene una sorta di palcoscenico della memoria, dove le ceneri di Antonio Gramsci dialogano idealmente con poeti e ribelli lì sepolti, da Shelley a Pasolini. L’opera scava tra le ombre degli ultimi anni dell’intellettuale, affrontando i misteri che ancora circondano la sua figura: dalla controversa questione del “quaderno scomparso” alle ambiguità sulle sue ultime volontà.
Grazie ai contributi di autorevoli studiosi come Luciano Canfora, Franco Lo Piparo e Giuseppe Vacca, il film non si limita a una facile celebrazione, ma indaga criticamente sulla manipolazione dei suoi scritti e sulla solitudine di un uomo schiacciato tra il rigore della fede politica e la libertà del pensiero. In un inteccio di versi poetici e indagine storica, Le pietre di Gramsci restituisce la figura di un intellettuale universale, le cui “pietre” — siano esse monumenti o ostacoli posti dal potere — continuano a interrogare la nostra storia contemporanea.
Regia: Emiliano Barbucci | Genere: film (fiction) | Anno: 2016 | Durata: 67’
Il docufilm di Emiliano Barbucci ricostruisce un frammento cruciale e poco noto della storia italiana: i 44 giorni trascorsi da Antonio Gramsci al confino nell’isola di Ustica, tra il dicembre 1926 e il gennaio 1927. Attraverso un linguaggio che intreccia la finzione cinematografica (arricchita dalla fotografia di Daniele Ciprì) alle testimonianze reali degli isolani, l’opera documenta il tentativo del regime fascista di annientare l’intellettuale sardo. L’intento della dittatura era stato più che esplicito: «impedire a quel cervello di funzionare per vent’anni», isolandolo in una terra povera e marginale per metterne a tacere la voce politica.
Tuttavia, Gramsci trasformò la segregazione in un’utopia realizzata. Insieme ad Amadeo Bordiga, fondò una scuola aperta sia ai confinati che agli abitanti di Ustica, trasformando un luogo di punizione in uno spazio di emancipazione e riscatto contro l’analfabetismo e l’abbrutimento. Proprio il successo di questa rivoluzione culturale capace di abbattere le barriere tra prigionieri e residenti, allarmò il regime a tal punto da accelerare il trasferimento di Gramsci verso il carcere. Il film restituisce così il ritratto di un uomo che, nonostante l’isolamento e la brutale repressione, riuscì a seminare cultura e libertà.
Regia: Daniele Maggioni, Laura Perini, Maria Grazia Perria | Anno: 2017 | Genere: film (finzione) | Durata: 78’
“Nel mondo grande e terribile” è un film che ripercorre gli ultimi dieci anni di vita di Antonio Gramsci in prigione, concentrandosi sulla trasformazione della cella in uno spazio mentale dove il filosofo sviluppa le sue riflessioni nei Quaderni del carcere. Il film, interpretato da Corrado Giannetti, mette in risalto la dimensione tragicamente umana di Gramsci, invitando lo spettatore a riflettere sul ruolo dell’individuo nella società.
Regia: Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno | Genere: spettacolo teatrale | Anno: 2021 | Durata: 68’
Registrazione dello spettacolo teatrale tenutosi presso il teatro Goldoni di Livorno il 31 gennaio del 2021 e interpretato da Fabrizio Saccomanno che ne ha firmato la regia con Francesco Niccolini.
Saccomanno ripercorre le vicende politiche e personali di Gramsci in un lungo monologo recitato in prima persona che non elude gli aspetti più drammatici della sua biografia e ne mette in luce la dimensione più privata, usando come principale fonte testuale il corpus delle lettere.
RAI – Radio Televisione Italiana | Genere: speciale web TV | Anno: 2021
Raccolta di risorse audiovisive pubblicate sul sito di Rai Cultura in occasione dei 130 anni dalla nascita di Antonio Gramsci. La rassegna comprende un lungo intervento di Luciano Canfora, un’intervista a Giuseppe Benedetti e una a Benedetta Coccoli, autori del libro “Gramsci per la scuola. Conoscere è vivere” e di “Dimmi tutto ciò che senti” una raccolta di lettere scritte da Gramsci alla moglie Giulia.
Regia: Chiara Sulis, Julian Carlos Concha | Anno: 2023 | Genere: cortometraggio/animazione | Durata: 8’
Diretto da Chiara Sulis e Juan Carlos Concha, il cortometraggio è la trasposizione di un racconto scritto da Antonio Gramsci al figlio Delio. L’opera racconta l’ingegnosa avventura di una famiglia di ricci, un aneddoto tratto dai ricordi d’infanzia del pensatore sardo che celebra l’intelligenza della natura. Questa coproduzione sardo-catalana, sostenuta dalla Film Commission Sardegna, mira a far scoprire alle nuove generazioni l’aspetto più intimo e poetico di “Nino”, restituendo dignità visiva a uno dei suoi racconti più celebri e amati.
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Regia: Paolo Zucca e collettivo MIRA (Alessandra Atzori, Milena Tipaldo) | Anno: 2025 | Genere: cortometraggio/animazione | Durata: 6’
I primi vent’anni della vita di Antonio Gramsci, dalla nascita alla partenza per Torino, narrati con la voce di Francesco Pannofino. Gli eventi sono raccontati attraverso la tecnica del cut out, una sorta di découpage animato che assembla creativamente elementi grafici e pittorici con fotografie d’epoca, documenti d’archivio, reperti museali e oggetti reali.
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