Torino, l’Università, il giornalismo
A Torino segue con particolare profitto i corsi del glottologo Matteo Giulio Bartoli, ma la salute precaria gli impedisce di sostenere gli esami con regolarità. Intanto si appassiona sempre più alla vita politica: nel 1913 segue le lotte operaie a Torino e in Sardegna la campagna elettorale per le elezioni politiche dell’autunno – le prime a suffragio universale maschile. Alla fine dell’anno si iscrive al Partito socialista. L’anno dopo partecipa al dibattito sull’entrata in guerra dell’Italia.
Alla fine del 1915, diviene redattore della neonata pagina torinese dell’«Avanti!», il quotidiano del Partito socialista, e del settimanale provinciale «Il Grido del popolo». I suoi sferzanti corsivi pubblicati nella rubrica “Sotto la mole” e le sue recensioni teatrali diventano un segno distintivo del giornale. Dopo i moti di Torino dell’agosto 1917 e l’arresto in massa dei dirigenti socialisti, è nominato segretario della sezione cittadina. Non ha però abbandonato l’idea di completare gli studi: lavora a un’antologia di scritti di Manzoni sulla lingua che la casa editrice Utet mette in catalogo dal 1918 al 1920.
Alla fine della guerra, con gli amici Angelo Tasca, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini, riprende un’idea coltivata prima del conflitto: dar vita a “una nuova rivista di vita socialista”. L’idea aveva ispirato nel 1917 un numero unico rivolto ai giovani: «La Città futura», da lui interamente curato.




















