La Casa Museo

Casa Museo Antonio Gramsci a Ghilarza: storia, spazi e allestimenti

Storia

L’immobile era allora di proprietà di Grazia Delogu, la sorellastra nubile della madre di Antonio. Al tempo della sua infanzia e adolescenza, in questa casa vivevano dieci persone: la zia Grazia, il padre Francesco, la madre Peppina e sette figli: Gennaro, Grazietta, Emma, Antonio, Mario, Teresina e Carlo.

 

La casa è una costruzione dei primi dell’Ottocento in basalto, pietra d’origine vulcanica spesso utilizzata nelle tipiche abitazioni della Sardegna centrale. Ha un aspetto semplice e dignitoso, si sviluppa su due piani, l’unico elemento decorativo della facciata è rappresentato da un balconcino con ringhiera in ferro battuto.
L’interno, in buono stato di conservazione, è suddiviso in 6 camere, 3 al piano terra e 3 al piano superiore, ed è ora destinato a Museo. Il collegamento tra i due piani è ancora assicurato da una scala, posta nella posizione iniziale, e la successione degli ambienti rispetta quasi interamente l’originaria destinazione ad abitazione. Nel cortile retrostante, che conserva ancora il selciato con le aiuole delimitate da sassi e tegole, si trova una piccola costruzione, detta sa ‘omo ‘e su forru (la casa del forno).

 

Gli interventi di ristrutturazione che nel tempo si sono succeduti non hanno di molto alterato la struttura dell’immobile, che ha mantenuto nel complesso l’aspetto delle origini.

 

La casa, il paese di Ghilarza, il territorio circostante hanno rappresentato per Antonio Gramsci luoghi di memoria e di affetti cui è tornato più volte con note di struggente nostalgia. Sono ambienti descritti nelle Lettere dal carcere e nei Quaderni del carcere o nella memorialistica dei primi biografi.

 

Quanti non avessero familiarità con questi scritti troveranno nel Museo il riferimento ai passi delle opere in cui quei luoghi sono rievocati.

Spazi e allestimenti

Nella Casa Museo di Ghilarza è conservato ed esposto il lascito materiale di Antonio Gramsci.
Si tratta di un piccolo corpus di oggetti di uso quotidiano e di lavoro, giocattoli costruiti da lui stesso e donati alla moglie e ai figli, utensili di vita carceraria che erano stati conservati a Mosca dalla moglie Julka (Giulia) Schucht e dai figli Delio e Giuliano, e in Sardegna dalla sorella Teresina Gramsci Paulesu. Sono gli unici oggetti oggi esistenti, oltre ai carteggi e ai libri, che siano appartenuti ad Antonio Gramsci.
La Casa Museo si articola in 6 sale: 3 al piano terra, che comprende anche un giardinetto con un’altra piccola sala, e 3 al piano superiore.

 

Piano terra – Ingresso
Nell’ingresso, sulla sinistra, si trova la scala che porta al primo piano, e sulla parete a destra, alla quale per molti anni è stata addossata una vecchia cassapanca, una grande fotografia del giovane Gramsci.

 

Piano terra – Sala 1 Camera buona
Dall’ingresso, a destra, si accede a quella che una volta veniva chiamata la camera buona. Non era un salotto o un locale di rappresentanza, ma piuttosto una stanza per gli ospiti, che un tempo conteneva un letto, due poltroncine, un tavolino e una scrivania.

Sull’intera parete di fronte a chi entra si trova una grande riproduzione su plexiglass della commovente lettera che Gramsci scrisse a sua madre il 10 maggio 1928 dal carcere di San Vittore di Milano. In essa ricorda di essere detenuto per ragioni politiche, di trovarsi a scontare una pena per non aver voluto cambiare le proprie opinioni e di non aver nulla di cui vergognarsi, ma di dolersi per averle arrecato tanto dolore:… vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura e i figli qualche volta devono dare dei grandi dispiaceri alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

Attraverso uno schermo tattile i visitatori possono sfogliare le pagine degli scritti di Gramsci digitalizzate in alta risoluzione. La sala è utilizzata prevalentemente per mostre temporanee.

 

Piano terra – Sala 2 Cucina
Oltre l’ingresso della Casa si trova la cucina con il soffitto a cannitzada, tipico delle antiche case sarde, e un pozzo; la stanza un tempo comprendeva anche dei fornelli in muratura.

Nella Sala è allestita una postazione per il pubblico attraverso la quale si possono ascoltare o vedere una serie di materiali dell’Archivio multimediale della Casa Museo, documentari, interviste e filmati sulla vita e sulla figura di Antonio Gramsci. Tra questi di particolare importanza sono le testimonianze orali di oltre quaranta personaggi che hanno conosciuto Gramsci nel lavoro, nella lotta politica, nei suoi rapporti umani, come Sandro Pertini, Umberto Terracini, Luigi Longo, Ignazio Silone e Lelio Basso. Le testimonianze sono state raccolte a metà degli anni Settanta dalla nipote di Gramsci, Mimma Paulesu Quercioli, in previsione dell’allestimento del Museo.

 

Piano terra – Sala 3 Stanza da pranzo
A destra della cucina c’è quella che in passato era la stanza da pranzo della famiglia Gramsci, allora arredata con un tavolo sistemato al centro, un canapé e una credenza alla parete.

La sala è utilizzata prevalentemente per mostre temporanee.

 

Piano terra – 4/5 Cortile e Sa ‘omo ‘e su forru
Dalla cucina si accede al cortile e ad un’altra piccola costruzione, che in sardo è chiamata istaulu o sa ‘omo ‘e su forru, dove una volta si faceva il pane.

Nel giardinetto circostante, Antonio da bambino giocava con i fratelli e con gli animali che portava dalla campagna e di cui parla nelle Lettere. Nell’estate del 1912, tornato da Torino malato e non potendosi dedicare alla lettura, aveva costruito un’aiuola bordata di pietre lungo il muro ed aveva piantato delle rose e l’erba Luisa.

Attualmente, il cortile e sa ‘omo ‘e su forru, sono sottoposti a degli interventi di ristrutturazione.

 

Piano Superiore
Al piano superiore della Casa, dove c’erano un tempo 3 camere da letto, si sviluppa il percorso espositivo studiato da Elsa Fubini, curatrice con Sergio Caprioglio dell’edizione Einaudi del 1965 delle Lettere dal carcere. Attraverso una serie di oggetti appartenuti a Gramsci, di documenti, fotografie e articoli di giornale, vengono proposte le tappe più significative della sua vita.

 

Piano primo – Sala 6 Camera da letto
In questa Sala ci sono ora 2 delle nove 9 teche espositive. In una, che riprende nella denominazione il terribile passo della requisitoria del Pubblico Ministero Michele Isgrò durante il processo del 1928 (Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare), sono esposti lettere, libri, giocattoli ed effetti personali utilizzati durante gli anni del carcere. Nell’altra sono rievocati ricordi e testimonianze delle persone a cui Gramsci era legato da rapporti di affetto, amore e amicizia.

Sulla parete di fronte alle scale un grande pannello di plexiglass riproduce l’immagine della cella del carcere di Turi, vicino a Bari, in cui Gramsci ha vissuto per oltre cinque anni. Su di esso è riprodotto anche un brano della lettera del 29 febbraio 1932 alla madre, in cui, nonostante le sofferenze e la lunga carcerazione, Antonio riesce a mantenere il suo spirito ironico:
Cara mamma ….dirai anche a Teresina che ringrazio lei e i suoi bambini per l’intenzione che hanno avuto di inviarmi le violette di Chenale e i bulbi di ciclamino selvatico, ma non posso ricevere i loro doni, ciò andrebbe contro il regolamento che vuole sia mantenuto il carattere afflittivo della pena carceraria. Dunque bisogna che sia afflitto e perciò niente violette e ciclamini, nessun diavoletto della natura deve stuzzicarmi le nari con effluvi e gli occhi con il colori dei fiori….

È qui esposto un tipico carrettino sardo, ancora in uso in molti paesi della Sardegna fino alla prima metà del Novecento, una fedele riproduzione costruita nel 1922 da Gramsci durante il soggiorno nella casa di cura di Serebrjanij Bor nei pressi di Mosca e donata alla Casa Museo dal figlio Giuliano. Testimonia una certa attitudine alle attività pratiche ricordata più volte nelle Lettere dal carcere e rintracciabile anche nelle due sfere di pietra levigate dallo stesso Antonio e dai suoi fratelli di cui, unite con un manubrio di legno, si serviva per fare ginnastica (esposte al primo piano, Sala 7, teca 3).

 

Piano primo – Sala 7 Camera da letto
In questa seconda camera da letto, dove una volta dormivano le figlie Gramsci e la zia Grazia, si trovano ora le altre 7 teche espositive. Queste ricostruiscono attraverso lettere, documenti e foto l’attenzione dedicata da Gramsci alla lingua sarda e al suo paese d’origine, il periodo universitario a Torino, la sua attività come giornalista, la militanza politica fino all’arresto, al confino, al carcere e alla morte.

 

Piano primo – Sala 8 Camera da letto
L’ultima stanza da letto, con il soffitto a cannitzada e una finestra che si affaccia sul giardino, era quella dei genitori. Un tempo nella camera c’era anche uno scaffale di libri ed Antonio vi leggeva per quasi tutta la giornata. Attualmente la sala ospita alcuni mobili della Casa Gramsci che vogliono ricostruire la camera da letto del giovane Gramsci: un cassettone, un letto, quello una volta sistemato nella camera buona, in cui Antonio dormiva da ragazzo, un comodino sul quale è esposta, all’interno di una piccola cornice ovale, la foto della madre Peppina che teneva con sé durante tutti gli anni della carcerazione, e un catino per lavarsi.

Già riconosciuta bene culturale storico e artistico dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Sardegna con il Decreto n. 6 del 26 gennaio 2016, a cinquant’anni dalla sua nascita il Parlamento italiano con la Legge n. 207 del 3 novembre 2016 ha dichiarato la Casa Museo Gramsci di Ghilarza monumento nazionale.

Attualmente presso il Museo sono in corso vari interventi di riorganizzazione: l’ampliamento degli allestimenti e degli spazi destinati ai servizi al pubblico, l’arricchimento delle collezioni, grazie anche nuove donazioni pervenute di recente dal Fondo Mimma Paulesu Quercioli e Carlo Gramsci (nipote e fratello di Antonio Gramsci) e dalla Famiglia Paulesu di Ghilarza, l’implementazione di un Archivio multimediale.

Itinerari virtuali
Laboratori e attività didattiche

La Casa Museo di Antonio Gramsci si propone di attivare forme di collaborazione con i giovani e i meno giovani e di promuovere rapporti stabili di cooperazione tra l’istituzione museale, le scuole di ogni ordine e grado e il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Lo scopo principale è di stimolare il senso di appartenenza rispetto al patrimonio culturale identitario della Sardegna e di rafforzare il legame tra il Museo e il territorio, ma anche di favorire esperienze e percorsi formativi in ambito museale e lo sviluppo di nuove forme di narrazione e di comunicazione del Museo soprattutto attraverso il punto di vista dei giovani nel contesto sociale, storico ed economico loro contemporaneo.

 

Ghilarza Summer School

L’idea di istituire a Ghilarza una Scuola internazionale di studi gramsciani è nata nel 2011 da una positiva interlocuzione fra alcuni studiosi italiani e stranieri di Gramsci, la Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza, la Fondazione Gramsci di Roma, la International Gramsci Society e la Fondazione di Sardegna. Ha preso corpo in tal modo l’ambizioso progetto di dedicare al pensiero di Antonio Gramsci una scuola di alti studi e di radicarla nel paese dell’infanzia e della giovinezza del pensatore sardo.

Il contesto in cui la Ghilarza Summer School viene realizzata non è elemento secondario del progetto. La partecipazione al consiglio scientifico della Scuola di docenti in rappresentanza delle Università di Cagliari e di Sassari, enti patrocinatori della Scuola, è un segnale del fatto che questa iniziativa intende non solamente trasmettere l’approccio metodologico italiano a giovani studiose e studiosi di tutto il mondo, ma al contempo radicare questo lavoro nella specifica dimensione della Sardegna, permettendo agli allievi di avere un contatto proficuo con la vita culturale sarda e di conoscere i luoghi in cui Gramsci crebbe, si formò e fece le sue prime esperienze politiche.

In questo modo le radici, anche antropologiche, della maturazione di Gramsci possono offrire un significativo supporto al rinnovamento della lettura dei temi gramsciani, e la Sardegna, a sua volta, attraverso la Ghilarza Summer School, può ri-accogliere degnamente il suo illustre conterraneo divenuto ormai “globale”. Per questa ragione la Scuola prevede, accanto ai laboratori riservati agli allievi, anche delle iniziative culturali pubbliche, da tenersi a Ghilarza e in altri luoghi “gramsciani” significativi.

 

Stage e tirocini
La Casa Museo di Antonio Gramsci offre l’occasione di effettuare un’esperienza diretta di apprendimento e formazione nel settore dei musei. E’ disponibile ad ospitare giovani del Servizio civile volontario nazionale, stagisti e tirocinanti provenienti dalle Università il cui indirizzo di studi sia coerente con la missione e la natura della Casa Museo. Queste collaborazioni sono regolamentate da apposite convenzioni.

 

Alternanza scuola-lavoro
La Casa Museo di Antonio Gramsci è disponibile anche ad accogliere studenti del terzo, quarto e quinto anno delle Scuole superiori per la realizzazione di percorsi formativi di alternanza scuola-lavoro previsti dalla Legge 13 Luglio 2015 n. 107, a costruire con gli insegnanti i relativi progetti e a sottoscrivere con le Scuole interessate le relative convenzioni.

 

Volontariato
Se vuoi prestare attività di volontariato a titolo gratuito e sei disponibile a garantire una certa continuità, senza impegno di orario e per un periodo non inferiore a tre mesi, segnala il tuo interesse al Museo. La richiesta sarà valutata e, se accolta, saranno predisposte le condizioni affinché il volontariato possa essere espletato con la reciproca soddisfazione della Casa Museo e tua. Gli oneri dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni saranno a carico della Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza onlus.