Cronache dell’«Ordine Nuovo»
agosto 1919

«L’Ordine Nuovo», I, n. 15, 23 agosto 1919, p. 111.

 

Diamo principio in questo numero alla pubblicazione di un breve studio del compagno Aldo Oberdorfer di Trieste, su Leonardo da Vinci, scritto in occasione del quarto centenario vinciano, che cade in quest’anno. Siamo certi che i nostri lettori ed amici non si stupiranno di questo fatto, che non rappresenta una deroga al nostro programma, ma la realizzazione di una parte di esso che era fin dal principio ben chiara nelle nostre intenzioni.

Abbiamo già altre volte accennato al modo come crediamo dovrebbe essere fatto un giornale, anzi una rassegna comunista di cultura. Essa deve tendere a diventare, nel suo piccolo, una cosa completa, e se anche non può giungere a soddisfare tutti i bisogni intellettuali del nucleo di uomini che non solo la leggono, ma la sostengono col loro consenso, e vivono intorno ad essa e le comunicano un poco della loro vita, essa deve cercare di far sì che nelle sue pagine tutti trovino ciò che li interessa e li appassiona, e ciò che li solleva dal peso quotidiano del lavoro, della lotta economica, della discussione politica. La rivista dovrebbe almeno dare l’incitamento a uno sviluppo completo delle proprie facoltà mentali, a una vita più alta e piena, più ricca di motivi ideali e di armonia, lo stimolo a un arricchimento della propria personalità. Perché non potremo cominciare noi, con le nostre modeste forze, in mezzo a quel gruppo di giovani che ci seguono con fiducia e con aspettazione, l’opera che sarà della scuola, della nostra scuola di domani?

Perché la scuola socialista, quando sorgerà, sorgerà necessariamente come una scuola completa, tenderà ad abbracciare subito tutti i rami dell’umano sapere. Sarà una necessità pratica e sarà un’esigenza ideale. Non vi sono già ora degli operai, ai quali la lotta di classe ha dato un senso nuovo di dignità e di libertà che, quando leggono i canti dei poeti o sentono fare i nomi degli artisti e dei pensatori, si chiedono con rammarico: «Perché la scuola non ha insegnato queste cose anche a noi?». Ma si consolino essi: la scuola, com’è stata fatta negli ultimi dieci anni, com’è fatta ora dalla classe altre vie, liberamente, attraverso spontanee associazioni di uomini animati dal desiderio comune di migliorare se stessi. Perché un giornale non potrebbe diventare il centro di uno di questi gruppi? Anche in questo campo lo Stato dei borghesi sta per far fallimento. Dalle sue mani aggrinzite nello sforzo unico di accumulare ricchezze per i privati, la fiaccola della scienza è caduta, come è caduta la lampada sacra della vita. A noi il raccoglierla, a noi il farla brillare d’una luce nuova.

Vi sono in realtà, nel cumulo di nozioni tramandateci da un millenario lavoro di pensiero, degli elementi che hanno un valore eterno, che non possono, che non debbono perire. Uno dei più gravi segni della degradazione cui ci ha portati il regime borghese sta nel fatto che si perde la coscienza di questi valori; tutto diventa oggetto di commercio e strumento di guerra.

Il proletariato, conquistato il potere sociale, dovrà porsi all’opera per riconquistare, per restituire nella sua integrità, per sé e per l’umanità, il devastato regno dello spirito. Questo stanno facendo oggi, guidati da Massimo Gorki, gli operai della Russia, questo si deve incominciare a fare dappertutto ove il proletariato è prossimo ad avere raggiunto la maturità che è necessaria per la trasformazione sociale. Quello che è venuto meno nell’alto deve risorgere più forte dal basso.