Cronache dell’«Ordine Nuovo»
maggio 1919

«L’Ordine Nuovo», I, n. 2, 15 maggio 1919, p. 9.

 

Siamo al secondo numero e già sentiamo che a noi si rivolgono da varie parti sguardi attenti e benevoli; ci è giunta l’approvazione, l’augurio, la promessa d’aiuto di uomini i quali sentono che una iniziativa come la nostra non è, nel momento attuale, da giudicarsi alla stregua di altre riviste, di altri giornali che possono avere ognuno un loro scopo, che possono magari proporsi qualche fine a noi pure comune.

Nella discussione dei problemi del socialismo, quello che conta è il senso di attualità: vedere chiaro qual è il bisogno del presente o del prossimo avvenire, raccogliere ogni studio, polarizzare ogni volere intorno a un punto centrale che adegui pienamente la realtà del momento storico. La nostra rivista, nel chiarire sempre più il concetto, che la rivoluzione socialista si compirà e si compie con la elaborazione e l’istituzione di un nuovo tipo di Stato, specchio e forma del progressivo mutarsi della costituzione economica, crede di fare opera della massima concretezza, opera di cultura nel senso vero della parola, cioè di educazione rivoluzionaria.

Un altro consentimento, che sentiamo sorto e vorremmo crescesse e si estrinsecasse in una forma concreta di cooperazione, è quello della parte migliore degli operai e dei giovani socialisti torinesi. Venerdì sera, nei locali della Federazione giovanile, dopo aver preso alcuni accordi pratici per diffondere il giornale, si è parlato appunto della formazione, nei circoli, nei fasci dei giovani, nelle officine, di gruppi di amici dell’«Ordine Nuovo». Nessuna organizzazione, nessuna disciplina nuova da porre accanto a quelle che già esistono, ma lo spontaneo collaborare di uomini che sono uniti da una visione comune delle necessità presenti e vogliono lavorare insieme: ritrovi quindi, e discussioni delle questioni che nella rivista vengono trattate.

Lo studio dei problemi, l’esame delle difficoltà che oggi si presentano all’operaio nell’officina, nella famiglia, nei sodalizi federali (le cellule della società futura), siano guardati come una scuola che educhi i proletari al loro ufficio di domani. L’opera quotidiana di comprensione, di critica è la sola che possa cambiare quelli che oggi sono i salariati e gli amministrati in membri capaci dei Consigli dello Stato operaio. Si può in questo senso compiere un grande lavoro di studio e di propaganda squisitamente comunista.

Noi abbiamo grande speranza, e ci incuora l’aver sentito giovani operai, con parole loro, esprimere queste stesse cose, offrirci il proprio aiuto, chiederci il nostro consiglio.

Per questo, dalla riunione di venerdì, benché non molti fossero gli intervenuti, siamo usciti con rinnovata fiducia nel successo dell’opera intrapresa: il contatto con l’animo vostro, operai, serve a mantenere salda ed operosa la nostra fede. Vogliamo che esso continui e dia larghi frutti. No, non è un sogno di intellettuali sfiduciati quello che ci fa riporre nelle vostre forze, nella vostra coscienza, le speranze di un rinnovamento del mondo!