«L’Ordine Nuovo», I, n. 7, 21 giugno 1919, p. 50, in corsivo.
Nell’aprire, con questa nota, la discussione sul problema della scuola, teniamo a fissare i criteri secondo i quali desideriamo che la discussione si svolga.
Il problema della scuola (come del resto ogni altro problema che riguardi un’attività generale dello Stato, una funzione necessaria della Società) deve essere studiato come appartenente alla sfera d’azione dello Stato dei Consigli operai e contadini. Noi tendiamo a suscitare una psicologia di costruttori, di compagni già idealmente organizzati nello Stato dei Consigli, già idealmente operosi ed attivi nel suscitare tutti gli organi della nuova vita sociale. La propaganda educativa svolta finora dai socialisti è stata in gran parte negativa e critica: non poteva essere altrimenti. Oggi, dopo le esperienze positive dei compagni russi, può essere altrimenti, deve essere altrimenti, se vogliamo che le esperienze dei compagni russi non siano state invano per noi. Criticamente dobbiamo elaborare queste esperienze; sfrondarle di quanto in esse è meramente russo, è in dipendenza delle particolari condizioni in cui la Repubblica dei Soviet trovò la società russa al suo avvento; discernere e fissare quanto in esse è permanente necessità della società comunista, dipendente dai bisogni e dalle aspirazioni della classe degli operai e contadini sfruttata in modo eguale sotto tutte le latitudini.
Il problema della scuola è problema tecnico ed è problema politico insieme. Nello Stato parlamentare-democratico, il problema della scuola è insolubile politicamente e tecnicamente: i ministri dell’istruzione pubblica vengono assunti in carica perché appartenenti a un partito politico, non perché capaci di amministrare e dirigere la funzione educativa dello Stato. Non si può neppure, in coscienza, affermare che la classe borghese rivolga la scuola per i suoi fini di dominio: se ciò avvenisse, significherebbe che la classe borghese ha un programma scolastico e lo persegue con energia e dirittura; la scuola sarebbe una cosa viva. Ciò non è: la borghesia, come classe che controlla lo Stato, si disinteressa della scuola, lascia che i burocrati facciano e disfacciano a loro buon talento, che i ministri dell’istruzione pubblica siano scelti secondo il capriccio della concorrenza politica, per l’intrigo delle sette, per raggiungere il felice equilibrio dei partiti nella composizione dei Gabinetti. In tali condizioni, lo studio tecnico del problema scolastico è puro esercizio di scacchistica mentale, è ginnastica intellettuale, non contributo serio e concreto alla soluzione del problema stesso: quando non è piagnisteo noioso e rifrittura di banalità abusate sull’eccellenza della funzione educativa dello Stato, sui benefizi dell’istruzione ecc. ecc.
Nello Stato dei Consigli, la scuola rappresenterà una delle più importanti ed essenziali attività pubbliche. Diciamo anzi: allo sviluppo e alla buona riuscita della scuola comunista è legato lo sviluppo dello Stato comunista, l’avvento di una democrazia in cui sia assorbita la dittatura del proletariato. La generazione odierna si educherà alla pratica della disciplina sociale necessaria per attuare la società comunista, coi comizi, con la partecipazione diretta alla deliberazione e all’amministrazione dello Stato socialista. La scuola dovrà allevare le generazioni nuove, quelle che godranno il frutto dei nostri sacrifici e dei nostri sforzi, quelle che conosceranno, dopo il periodo transitorio delle dittature proletarie nazionali, la pienezza di vita e di sviluppo della democrazia comunista internazionale. Come attuerà questo suo compito la scuola comunista? Come dovrà essere organizzata la funzione educativa dello Stato nel sistema generale dei Consigli? Quale compito amministrativo dovrà essere svolto dai Sindacati dei maestri e dei professori? Le Università e i Politecnici come verranno trasformati e coordinati all’attività generale di cultura? Cambiata la costituzione e mutati i principi fondamentali del diritto, quale figura dovrà avere la facoltà di legge? E le biblioteche, e i musei, e le gallerie quale fine dovranno avere? La nostra rassegna conta tra gli abbonati e tra i lettori, una forte schiera di giovani studenti, di artisti, di professori, di maestri che hanno la capacità e la preparazione per impostare criticamente questi problemi e tentarne la soluzione.
Facciamo appello alla loro volontà buona, al desiderio che essi sentono vivo di collaborare utilmente all’avvento dell’ordine comunista.